Visita al Centro di Documentazione del Reichsparteitagsgelaende (area delle celebrazioni del giorno del partito)

Qualche giorno fa sono andata a Norimberga, con l’idea di vedere i luoghi in cui si era svolto il famoso processo ai gerarchi nazisti.

Non è un caso che i processi si tennero qui: Norimberga era una delle 5 città simbolo del del terzo reich, e qui si svolgevano le celebrazioni del giorno del partito.

A questo scopo vennero destinati centinaia di ettari di terreno appena fuori città, oggi praticamente urbanizzati, un’area  pari a 80 campi da calcio, dove l’architetto Albert Speer diede sfogo alla fantasia, fin quando poté, esaltando i sogni hitleriani.

Sono i luoghi, per intenderci, delle adunate di massa tante volte viste nei filmati di Leni Riefenstahl, dove migliaia di persone assistono a parate di migliaia di soldati, di migliaia di atleti, di migliaia di bambini. Una collettività coinvolta totalmente, come è necessario nei regimi, dove si deve, e infine si vuole, essere tutti una parte del progetto supremo, nella rinuncia alla soggettività.

Il progetto per l’area delle celebrazioni era faraonico, è inutile dirlo,  e sebbene i lavori iniziati nel 1933 non furono mai portati a totale completamento causa l’entrata in guerra, colpisce per magnificenza e megalomania: un’arena con podio, un monumento ai caduti, 2 palazzi dei congressi, una grande strada che attraversava tutta l’area, lo stadio dei Germani, il campo di Marte, lo stadio della gioventù hitleriana e il campo Zeppelin.

Karte_Reichsparteitagsgelände_Nürnberg_1940

 

Per 5 anni  dal 1933 si svolsero qui dunque i raduni oceanici del giorno del partito, che in verità non era un solo giorno, bensì una settimana di settembre, in cui lo schedulato era ben preciso, colpiscono l’ossessività e la ripetitività, la durata di ogni evento.

Nel centro di documentazione dell’area delle celebrazioni del giorno del partito (Reichsparteitagsgelaende) si trova una mostra permanente dal titolo Faszination und Gewalt, fascino (o fascinazione) e violenza. L’intento che ho colto è di arrivare tramite la ricostruzione delle fasi e dello sviluppo di un programma totalitario a capire come questo processo si radichi e diventi appunto totalizzante. Il visitatore ripercorre le tappe della storia: la sconfitta nella prima guerra,  l’instabilità politica, la crisi del ’29, il rogo del Reichstag, il rogo dei libri, le leggi razziali, il concentramento nei campi, come in una discesa agli inferi, parallelamente alla salita all’empireo dei fautori di un’idea malata.

Sono rimasta lì dentro con la mia audioguida per quasi 3 ore e ciononostante, come immaginavo, non ho veramente capito come è possibile arrivare a portare milioni di persone ad un unico pensiero. Il pensiero di uno unico. Naturalmente tutti conosciamo il potere della propaganda martellante, della coercizione subdola, dell’informazione deviata, ma cosa scatta nella mente di una persona per renderla schiava del pensiero di un altro, rimane per me il mistero più grande.

A quel punto, non rimaneva molto tempo per andare in città a vedere l’aula del palazzo di giustizia dove il tribunale militare internazionale giudicò i criminali di guerra. E comunque all’interno della mostra appena visitata avevo già rivisto gli interrogatori di Goering e Hess e avevo un bel po’ di pensieri su cui riflettere.

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