Tempelhof

 

il secolo scorso sembra ormai lontano, ma essere a Berlino significa tornare a contatto con un passato che poi non è passato da tanto.

dietro ogni angolo c’è un pezzo di storia e oggi sono stata vederne un altro: Tempelhof.

si parla qui del primo aeroporto di Berlino, aperto nel 1923 e culla della  Lufthansa dal 1926.

il complesso aeroportuale ampliato dal governo nazista negli anni ’30, enorme per il secolo scorso (e lo è tuttora per essere in centro città), venne conquistato dai russi e consegnato agli americani a fine conflitto.

subito dopo la guerra i rapporti tra gli alleati si inasprirono, e per un periodo Tempelhof servì per il ponte aereo: nel 1948 e 49 i russi bloccarono l’accesso via terra ai settori occupati da americani, inglesi e francesi, e questi approntarono un collegamento continuo con la capitale del Brandeburgo.

centinaia di voli portarono aiuti alimentari e medicinali alla città assediata, fino a quando l’Urss tolse il blocco a metà del 1949. Rosinenbomber vennero chiamati gli aerei dai berlinesi, perché i piloti amavano donare caramelle e uvette (Rosinen) ai bambini.

Tempelhof rimase in uso naturalmente anche dopo, come aeroporto militare e civile: gli americani se ne andarono nel 1993 e il traffico commerciale cessò definitivamente nel 2008, anche se molte delle compagnie di linea erano già migrate a Tegel prima di allora.

dal 2010 l’area è parco pubblico. Naturalmente ci sono stati tentativi di avviare una speculazione edilizia mascherata, a cui i berlinesi nel maggio del 2014 hanno detto un chiaro no con un referendum.

e dunque il posto è un magnifico spiazzo gigante senza alberi nel cuore della città, le piste e i raccordi asfaltati esistono ancora e sono la gioia di migliaia di persone che esercitano ogni tipo di sport a rotelle e non. Molti degli spazi ad erba sono delimitati perché ci nidificano gli uccellini, ma per il resto è tutto un aquilone e una grigliata.

Resta da aggiungere che negli hangar e nell’edificio passeggeri sono ospitati da qualche tempo alcune migliaia di rifugiati. Tutto è perfettamente recintato. I due mondi sembrano non venire affatto in contatto.

 

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