Opera di Oslo.

Passando da Oslo l’Opera va semplicemente vista. E la visita guidata in inglese è consigliata.

Questa costruzione ormai punto di riferimento della cultura norvegese, e scandinava tutta, si trova in una scenografia perfetta, nel quartiere di Bjorvika, cuore di Oslo, sulla punta del fiordo, ed esce dal’acqua come un iceberg piatto e spigoloso, in splendido bianco marmo di Carrara.

Progettato dallo studio norvegese Snohetta che ha vinto il concorso alla fine degli anni 90, incominciato nel 2003, completato nel 2007 e inaugurato nel 2008, ha sollevato ammirazione e anche qualche polemica nel paese per i costi vertiginosi (peraltro non sforati dal preventivo), di 4,4 miliardi di corone (poco meno di 500 milioni di euro). Le spese includono varie tonnellate di marmo italiano che ricoprono tutta l’opera, il granito che sta alla base, la quercia tedesca degli interni, gli 8000 bulbi led e altri numerosi dettagli ricercati, tipo le migliaia di cristalli fatti a mano del lampadario dell’auditorium principale.

Il risultato è magnifico.

Intorno ferve il lavoro per nuove costruzioni, l’intera zona promette uno sviluppo architettonico fantastico. La vista da fuori rapisce.

Altri numeri dell’Opera: 3 auditorium, 1400 spettatori, lavoro per 120 musicisti, 55 ballerini, 50 tecnici, altre 600 persone tra comparse e impiegati, per realizzare 30 spettacoli all’anno: 15 balletti e 15 opere.

Il teatro propone un cartellone di alto livello internazionale, opere classiche e contemporanee. Il prezzo del biglietto per uno spettacolo non supera mai i 70 euro e si trovano anche biglietti da 10 euro per le balconate in piedi: cultura per tutti, in un paese normalmente molto caro lo stato sovvenziona e i biglietti sono accessibili.

Naturalmente ha un’acustica perfetta, una delle migliori in Europa, dicono, e spero di potere un giorno verificare. Intanto mi sono lasciata rapire dal guscio e dal gheriglio, e nonostante l’incombente tempesta ho seguito coi passi le linee sghembe degli esterni e poi quelle sinuose degli interni in cui mi sono rifugiata.

 

 

Di fronte all’Opera, appoggiata nell’acqua del fiordo, sta l’installazione dell’artista Monica Bonvicini, She Lies.

P1250908

 

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